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Interventi e interviste

2006 - Interventi - Viceministro Marco Minniti (07.06.2006-08.05.2008)

16.12.2006

Intervento conclusivo del Vice Ministro On. Minniti, all'incontro "Dalla nascita al nuovo corso"

Scuola di Polizia di Pescara - 7 dicembre 2006

Innanzitutto, un saluto particolarmente affettuoso alle autorità qui convenute e a tutti coloro che frequentano i vostri corsi con tanta passione e con tanto impegno.

Potrei dirvi, avendo molto apprezzato il ragionamento che qui ha fatto la dottoressa Stradiotto e poi le cose molto belle che ha detto il prefetto Manganelli, che sono terzo fra cotanto senno. Aggiungo che parlare per ultimo a volte offre un vantaggio, altre volte uno svantaggio perché si deve necessariamente ritornare su cose già dette da altri. Tuttavia, abuserò della vostra pazienza e della vostra cortesia perché ritengo che sia utile in questa sede - una sede che ha anche una sua solennità: siamo qui, nel bel salone della Scuola, centro di formazione - affrontare con voi una questione che considero essenziale per la vita del nostro paese.

Vedete, spesso si parla della sicurezza come della prima e grande questione di una grande democrazia come quella italiana e sappiamo che su questo terreno ci sono due elementi che vanno sempre tenuti in considerazione.

Il primo, è la capacita di sviluppare un'azione di prevenzione e di contrasto per riuscire ad ottenere dei risultati. E nel momento in cui oggi noi festeggiamo il compleanno dei 10 anni dei Reparti Prevenzione Crimine è evidente che guardiamo con soddisfazione ai risultati ottenuti che sono risultati straordinari. E facciamo anche bene a guardare nelle liste, ai numeri e alle percentuali ottenuti concretamente dal vostro lavoro. Ed io sono venuto qui per ringraziarvi dell'impegno e della dedizione che mettete nel vostro lavoro, per dirvi che vi siamo vicini, che è vicino a voi il Governo e l'intero paese.

Ma devo anche ricordare che nel tempo delle politiche della sicurezza, per quanto siano importanti, soprattutto per noi che dobbiamo maneggiare questioni tanto delicate, le cifre i dati le percentuali, essi non risolvono del tutto il problema. La politica della sicurezza è una cosa molto strana in cui si incrociano fattori materiale e fattori immateriali. Spesso la sensazione di insicurezza prescinde anche dai dati numerici positivi che noi ci troviamo di fronte. Per questo è questione che va maneggiata con una certa delicatezza. Affrontata con l'intelligenza di chi è consapevole e comprende che sul tema della sicurezza vale soprattutto il principio della scuola filosofica degli empiristi inglesi il cui motto latino esse est percepit tradotto suona: l'essere è l'essere percepito. Insomma, per gli empiristi, paradossalmente, era più importante il modo in cui veniva percepita una cosa rispetto alla sostanza stessa di quella cosa.

La sicurezza è questo. E' quella che è, ma è anche, soprattutto, ed è questo il secondo elemento, il modo in cui viene percepita. Un moderno modello di sicurezza  deve quindi  misurarsi con tutti e due gli aspetti. Deve avere la capacità di una azione di prevenzione e di repressione ma deve anche comprendere che c'è un aspetto, quasi psicologico, che è altrettanto fondamentale per garantire quel principio di sicurezza  che è l'obiettivo fondamentale del vostro e del nostro lavoro.

Se è questo l'orizzonte, noi dovremo affrontare con una certa pazienza, ma anche con una certa determinazione, l'esigenza di ridefinire nel nostro paese un nuovo modello di sicurezza. Un nuovo modello che tenga conto del patrimonio straordinario che abbiamo ma che sia anche capace di adattarsi a quelle che sono le sfide nuove in un  quadro molto più complesso della minaccia che abbiamo di fronte. E quando parlo in questa scuola so bene che ci intendiamo quando faccio riferimento al quadro della minaccia che è diventato oggi un quadro multiforme molto complesso. Un nuovo modello di sicurezza deve essere all'altezza di questa sfida puntando su alcune condizioni fondamentali.

La prima condizione è il coordinamento. Noi dobbiamo lavorare sempre di più su questo terreno. E' un terreno sul quale già si è fatto molto ma sul quale dobbiamo continuare a fare di più. Abbiamo nel nostro paese una buona legge, la 121, ed io la considero un riferimento importante. (Stiamo parlando tra esperti della materia. Voi siete più esperti di me e quindi mi consentirete di ricordare una legge con un numero). Abbiamo una buona legge, ma quella legge applicata in parte ha bisogno di essere ulteriormente indagata perché applicandola per intero si può fare di più. Se vogliamo riuscirci dobbiamo affrontare un grande tema. Il tema ve lo propongo così: bisogna pensare ad una sovrapposizione intelligente tra le forze di polizia a competenza generale. Voi direte, ma che ci stai dicendo Minniti? Sovrapposizione intelligente sembrano due termini in contraddizione tra di loro. La sovrapposizione non è detto che sia intelligente. Anzi la sovrapposizione di per sé ci richiama ad una spinta verso la razionalizzazione perché evoca un fenomeno che bisogna immediatamente cancellare. Ma noi dobbiamo comprendere che nel momento in cui in Italia ci sono due polizie a competenza generale è evidente ed è purtroppo ineludibile che ci siano delle forme di sovrapposizione tra queste due forze di polizia a competenza generale. Il punto sul quale dobbiamo lavorare è che quella sovrapposizione sia intelligente. Significa: massimo coordinamento, minore spreco di risorse ed energia. Questo è la sovrapposizione intelligente.

Il secondo riferimento fondamentale deve essere una grande flessibilità. Di fronte ad un quadro multiforme della minaccia c'è bisogno di una  risposta che sia sempre più flessibile, che sia cioè capace di muoversi con la capacità di prevenire le questioni che abbiamo di fronte, di adattarsi a scenari che via via si modificano nel tempo con una rapidità a volte straordinaria. Se questo è, noi dobbiamo incominciare a riflettere sapendo che un nuovo modello di sicurezza non si decide con la bacchetta magica: è un processo, un percorso. Un percorso che deve portarci ad avere tuttavia dei riferimenti fondamentali.
Primo riferimento fondamentale: la scelta di una polizia di prossimità e cioè di una polizia sempre più vicina ai cittadini. Stiamo discutendo di questioni che io considero particolarmente importanti e mi consentirete, mi consentirà il Prefetto Cavaliere, mi consentirà il Prefetto Manganelli, di entrare un attimo nel merito. Cosa vuol dire polizia di prossimità? come la facciamo diventare una cosa un pochino più concreta?  Perché spesso noi sappiamo che abbiamo dei riferimenti molto forti, parole anche molto belle che ci appassionano, e tuttavia hanno bisogno di essere continuamente verificati. Stiamo discutendo qui nel decimo anniversario della costituzione dei Reparti Prevenzione Crimine, un reparto importante nel quale uomini e donne hanno fatto in questi dieci anni uno straordinario lavoro. E' da qui, da questa competenza, da questa capacità professionale, da questo patrimonio umano che noi dobbiamo partire oggi per salire un altro gradino. Il gradino è quello di pensare oggi a questi reparti come alla spina dorsale di un nuovo progetto. Ne ha già parlato il prefetto Manganelli, avete visto e ascoltato la scheda. Cosa vuol dire questo nuovo progetto? Noi abbiamo bisogno di una struttura duttile, appunto tenendo conto di quel principio di flessibilità, che sia capace in tempi abbastanza rapidi, di intervenire in situazioni di crisi della sicurezza pubblica, in tutti i punti del territorio nazionale in cui sia necessario. Là dove si crea uno squilibrio sul terreno della sicurezza, c'è una forza che è capace in tempi rapidi di intervenire. Una forza con una sua coerenza interna, che ha una sua professionalità, ha una sua capacità di agire e di lavorare insieme.

L'abbiamo chiamata task force, possiamo chiamarla in qualunque altro modo. La cosa fondamentale è questa: che sia la struttura formata da un gruppo di donne e di uomini della Polizia di Stato che, di fronte ad una crisi forte della sicurezza in qualunque parte del paese, è in grado di intervenire per correggere e ristabilire gli equilibri a vantaggio della democrazia e dello Stato. Si è detto, e si è fatto riferimento specifico,  a questioni per esempio di criminalità diffusa, rapine nelle ville; si è detto di attacchi particolarmente forti da parte della criminalità organizzata in alcuni anni e zone nel nostro paese; si è detto di missioni specifiche sulle quali è importante che intervenga una forza d'urto capace di fare operazioni complesse particolarmente delicate. Operazioni in rapporto con le strutture territoriali che, tra virgolette, possono anche pensare e decidere l'operazione la cui realizzazione è però nelle mani e nella disponibilità questa task force. Aggiungo un'altra cosa: una struttura che abbia un forte spirito di corpo, perché per fare queste cose c'è anche un dato immateriale che è lo spirito di corpo, cioè il sentirsi parte di una struttura importante, fondamentale per le funzioni di una democrazia e dello Stato.

Ho chiesto, e ci stiamo ragionando, anche all'Arma dei Carabinieri di lavorare intorno  a questo progetto ed è chiaro  che nel quadro di quella sovrapposizione intelligente di cui abbiamo parlato dobbiamo trovare delle forme di coordinamento che consentano sempre di realizzare quel principio che considero fondamentale: nel campo della sicurezza due più due deve sempre fare quattro. Non può accadere nel campo della sicurezza che due più due faccia tre. Questo è il principio irrinunciabile. E' banale il principio, ma voi sapete, essendo persone del settore, che questo richiamo di principio del due più due  che fa quattro non sempre viene considerato un  parametro ideale. A volte tutti quanti ci accontentiamo del fatto che due più due possa anche far tre.

Seconda questione: se questo è il principio, noi dobbiamo affrontare anche l'altro tema su cui è intervenuto già il Prefetto Manganelli. Io ne condivido l'ispirazione che presenta un aspetto di estrema delicatezza, e cioè il fatto che noi abbiamo avuto l'esperienza del poliziotto di quartiere. Voi qui vi siete formati, avete fatto un'esperienza anche straordinaria. Considero quell'esperienza, un'esperienza utile, importante. Ma nel momento in cui riconfermo la mission del  poliziotto di quartiere come espressione di una polizia di prossimità, avverto tuttavia - diciamocelo con una certa franchezza - l'esigenza che oggi si faccia un ulteriore salto di qualità. Il poliziotto di quartiere oggi deve affrontare un altro gradino della sua missione. L'altro gradino che deve servirci come parte di un pacchetto integrato che agisce sul territorio e che ha sempre più l'obiettivo, in rapporto con le realtà locali, e in particolare con gli enti locali su cui poi dirò qualcosa, di conquistare parte di territorio che oggi è sull'orizzonte della illegalità per farlo passare dal confine della illegalità al territorio della legalità. Penso, per esempio, a tanti luoghi emblematici, a tante piazze del nostro paese, a tante piazze di tante città italiane, piccole medie grandi. Piazze, dentro le città, che ci siamo ormai abituati a considerare un po' di situazioni off the record sulle quali non si può quasi nemmeno intervenire. Noi dobbiamo invece pensare che la nuova mission del poliziotto di quartiere deve servire, attraverso il lavoro di un pacchetto integrato e in rapporto con i sindaci del territorio, per definire pezzi di territorio urbano che attraverso l'azione del poliziotto di quartiere vengono riconquistati ai cittadini e alla vita civile, ricondotti dentro un orizzonte di gestione positiva del territorio. Non sono cose impossibili. Penso anche che consentano una utilizzazione più produttiva delle nostre forze.

Voi comprendete che è chiaro che quello che sto dicendo sul poliziotto di quartiere allude ad un altro grande riferimento fondamentale che dobbiamo avere, mi riferisco all'idea che un modello moderno di sicurezza non possa che essere un modello di sicurezza partecipata. Non nel senso, badate bene, che viene meno il principio che fa riferimento ad un unico ente ed autorità di gestione per quanto riguarda la sicurezza pubblica, che è l'autorità nazionale di pubblica sicurezza: su questo non si può e non si deve discutere. Ma nel senso che nel momento in cui io ho una visione della sicurezza che deve tenere conto di  situazioni di profonda diversità territoriale, serve che questo modello nazionale di sicurezza pubblica possa, a richiesta, arricchirsi attraverso un confronto diretto con sindaci, presidenti della Provincia, presidenti della Regione per garantire così l'interfaccia giusta nel modello di sicurezza partecipata tra autorità nazionale e locale.

Noi abbiamo proposto un emendamento che adesso è un articolo della legge Finanziaria, in questo articolo della Finanziaria, che io mi auguro venga approvata rapidamente e che in ogni caso sarà approvata entro il 31 dicembre, si dice una cosa inedita, nuova e importante, si dice cioè - per la prima volta nella storia repubblicana - che Comuni, Province e Regioni, possono partecipare direttamente, anche con impegni diretti e finanziari, alle politiche di sicurezza che investono il proprio territorio. E' un po' come l'uovo di Colombo, noi diciamo con grande sincerità ai Comuni, alle Province, alle Regioni: anziché inseguire nuovi modelli d'intervento per la sicurezza, potete costruire un rapporto positivo tra Stato e territorio. Cosa significa questo? Che invece di avere un Comune che, per affrontare i problemi della sicurezza, fa le squadre speciali dei vigili urbani - a me è capitato, mi hanno fermato e ho chiesto: chi sono questi? e mi hanno detto: i reparti speciali dei vigili urbani - noi gli diamo la possibilità di costruire un rapporto positivo tra polizia locale e nazionale. Io starei bene attento a questa questione di reparti speciali dei vigili urbani: se c'è e quando c'è bisogno di un intervento di qualità, ci sono i reparti di polizia. Della polizia nazionale, che sanno fare meglio, con più competenza e più professionalità, quello che si deve fare sul territorio. Allora diciamo una cosa semplicissima: Comuni, Province, Regioni, invece di fare girare tanti soldi talvolta a vuoto si impegnino a costruire insieme allo Stato maggiore sicurezza nei propri territori. Questa è l'idea che è stata alla base del patto per Napoli. Di un patto che è stato costruito per Napoli ma che deve andare oltre diventando un modello di sicurezza che supera i confini di Napoli e della Campania.

Infine e vado verso le conclusioni. Mi scuserete se la faccio lunga, ma sono abituato a prendere le cose sul serio anche se devo fare un saluto. Naturalmente poi si apre la discussione, ci confrontiamo. Anche per rispetto del lavoro state facendo ho l'obbligo di dirvi che io ho in testa queste cose. Poi può darsi pure che sono tutte quante delle gigantesche cose non fondate. Ma diciamo, apriamo una discussione. Voi siete tenaci,  posso garantirvi che sono anch'io tenace. Abbiamo opinioni ma discutiamone insieme con grande apertura.

Perché sto ragionando così? Perché, lo dobbiamo sapere, sempre di più noi dovremo tenere insieme l'esigenza di sicurezza con la capacità di saperci muovere dentro i vincoli di bilancio. Sto toccando un tema di grande delicatezza. Il problema qual è? Pensare un modello di sicurezza che sappia muoversi anche dentro le strettoie dei vincoli di bilancio. Da questo punto di vista, voglio dirvi alcune cose che a me sembrano fondamentali. Intanto, è che su questa cosa si stabiliscono anche delle priorità, nel senso che la Polizia di Stato è una priorità nella vita democratica di un paese. Su questo vanno fatte scelte politiche che debbono essere coerenti. Ma mentre diciamo questo, dobbiamo tutti quanti impegnarci se possibile, per essere più efficaci, per non fare sprechi, per essere  insieme capaci di guardare a quelle che vogliamo siano le priorità del nostro agire quotidiano. Quando dico, quindi, nuovo modello penso a un nuovo modello che sappia muoversi dentro la gestione delle risorse che non è illimitata e che probabilmente per lungo tempo non sarà illimitata.

Abbiamo in questo momento in discussione la legge finanziaria. Non parlerò della Finanziaria ma di quello che nella Finanziaria riguarda il nostro versante. Ci siamo dati, come Ministero dell'Interno, un duplice obiettivo. L'obiettivo è soprattutto concentrato in due questioni. La prima questione, affrontare il tema delle condizioni di lavoro delle forze di polizia, a partire dalla Polizia di Stato. Delle condizioni di lavoro. Ed è per questo che abbiamo scelto una priorità. La priorità è quella, attraverso un fondo speciale del Ministero dell'Interno, di affrontare il tema del nostro parco mezzi. E quando diciamo parco mezzi, indichiamo tutto quello che vi fa riferimento: dalle macchine agli elicotteri. Trovandoci in queste condizioni e con queste risorse abbiamo quindi fatto questa scelta: dalle macchine agli elicotteri. Ci concentriamo su questo.

La seconda questione è quella di affrontare concretamente, e nei limiti delle risorse date, il tema delle condizioni di vita del  personale.

Sono queste le due questioni che noi abbiamo posto al centro della nostra iniziativa. E' in corso una discussione in Parlamento. Io sono fiducioso che alla fine avremo su tutte e due le questioni da noi poste, una risposta che potremo considerare positiva.

Infine, ed ho concluso, perché mi sono mosso sul terreno di una minuziosa, dal mio punto di vista, analisi della situazione? Per un motivo molto semplice: perché io penso che coloro che hanno scelto di entrare nella Polizia di Stato, coloro che hanno scelto di dedicare la propria vita, coloro che hanno scelto di metterla a rischio - e quando diciamo questo pensiamo anche a coloro che oggi non ci sono più, che sono stati insieme a noi nella Volante, con cui abbiamo fatto il Corso insieme, con cui abbiamo condiviso tante esperienze umane straordinarie - meritano rispetto e attenzione. Chi entra nella Polizia di Stato ci entra per tante ragioni. Non mi sfuggono e mi sono presenti tutte le ragioni. Ma c'è anche una ragione in più: una passione, una scelta. Scegliere la polizia non è un lavoro come gli altri. E' un lavoro in cui uno si mette ogni giorno in discussione. E quando accade che ogni giorno ci si mette in discussione vuol dire che si rimettono in discussione tutti i propri rapporti ed i propri valori. Voglio dire che abbiamo a che fare con donne e uomini che credono in quello che fanno. Io aggiungo: compito del Governo e dello Stato è quello di non far mai venire meno questa idea di fondo, di non dimenticare mai chi s'impegna perché ci crede.

La polizia, voi, avete un compito delicatissimo. Sapete qual è?  E' che noi dobbiamo essere una democrazia come quegli attori che sono capaci di conciliare due cose non facilmente conciliabili. Noi dobbiamo conciliare il principio della sicurezza e il principio della libertà. La Polizia di Stato ha nel suo DNA questa vocazione fondamentale. Come un grande corpo di uomini e donne che è insieme il testimone e il garante. E' questa la permanente sfida: conciliare il principio della sicurezza di tutti col principio della libertà di ciascuno e di tutti. Detta così, come l'ho detta io, sembra facile. Ma voi sapete, voi che state per strada, quanto questo sia impegnativo e difficile. Ma altrettanto sappiamo che per quanto impegnativo e difficile quel compito lo abbiamo scritto sotto le divise in quella parte più intima dell'animo umano che noi siamo soliti definire cuore.

Grazie e buon lavoro.





   
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