Interventi e interviste
2002 - Interventi - Altri ministri e sottosegretari precedenti
13.12.2002
"Senso dello Stato, affidabilità e terzietà nell'interesse generale; solido radicamento nelle realtà locali; disponibilità al cambiamento: alcune qualità che i Prefetti hanno dimostrato sul campo"
Intervento del Ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu alla cerimonia conclusiva delle celebrazioni del Bicentenario dell'istituto prefettizio
Signor Presidente della Repubblica,
La ringrazio di cuore per l'attenzione che ancora una volta, ha voluto dedicare
all'Amministrazione dell'Interno, prendendo parte a questa cerimonia conclusiva delle celebrazioni
per il Bicentenario dell'Istituto prefettizio.
Con eguali sentimenti saluto il Presidente emerito della Repubblica Oscar Luigi
Scalfaro, i Vice Presidenti di Camera e Senato, il Presidente della Corte Costituzionale.
Un saluto particolarmente sentito, a nome mio personale e dell'intera Amministrazione,
rivolgo ai miei illustri predecessori che vorrei citare, facendo torto al Cerimoniale, in ordine:
Oscar Luigi Scalfaro, Carlo Azeglio Ciampi, Giovanni Rinaldo Coronas, Giorgio
Napoletano, Enzo Bianco.
Un cordiale saluto e ringraziamento rivolgo alle Autorità civili e militari, ai funzionari, a
ciascuno dei presenti.
Il nostro incontro di oggi è stato preceduto da
manifestazioni svoltesi durante tutto l'anno in varie province d'Italia: tutte hanno confermato
l'esistenza di diffusi sentimenti di stima e vivo apprezzamento nei confronti di un corpo che vanta
una storia ricca di dedizione e capacità di operare per il bene del Paese.
Per i prefetti il Bicentenario è stato un anno di intenso dialogo con la società
civile e di approfondita riflessione sulle rinnovate ragioni del loro impegno. Un impegno
tanto delicato quanto, il più delle volte, oscuro e silenzioso, che deve misurarsi ogni giorno con
le esigenze del territorio, quale luogo primario di promozione e cura degli interessi e dei diritti
dei cittadini.
Se dopo due secoli di vita l'istituto prefettizio dimostra ancora una grande vitalità, ciò si
deve anche ad alcune qualità che i prefetti hanno dimostrato, come si dice, "sul
campo":
- senso dello Stato, affidabilità e terzietà nell'interesse generale;
- solido radicamento nelle realtà locali;
- disponibilità al cambiamento.
L'attitudine a trasformare i vincoli in opportunità è fondamentale per l'assolvimento della missione istituzionale del prefetto la quale, a ben vedere, dalle origini fino ad oggi, non ha subito modifiche sostanziali: essa infatti, lungi dall'identificarsi con una specifica attribuzione piuttosto che con un'altra, continua a declinarsi principalmente in termini di rappresentanza complesiva del Governo, di amministrazione generale, di tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica. Su questa base sono fondate le competenze prefettizie per il coordinamento dell'azione dello Stato sul territorio e la garanzia fondamentale dei diritti dei cittadini.
Una funzione ad ampio raggio ovvero, come pure si usa dire, "politica", perchè insiste su una pluralità di ambiti e di livelli istituzionali, ma soprattutto perché è volta a garantire, nelle diverse realtà locali, la sicurezza, la tranquillità sociale e l'efficienza dei servizi pubblici.
Il prefetto è dunque chiamato - oggi come ieri - a misurarsi con situazioni e forme di intervento molteplici, strettamente legate alla specificità dei luoghi e delle esigenze del momento.
Ma assai più di ieri l'impegno del rappresentante generale del Governo sul territorio si iscrive oggi in una dinamica operativa complessa, dove si intrecciano molteplici e pressanti domande dei cittadini, connesse alla sicurezza, al diffondersi nella società di paure ed incertezze collettive, all'acuirsi di diverse forme di disagio sociale, alle sfide dell'immigrazione.
Questi fenomeni sollecitano risposte articolate, che risultano efficaci solo se sono elaborate con la combinazione sapiente di tutte le risorse disponibili: da quelle proprie dell'Amministrazione civile dell'Interno e delle forze di polizia a quelle delle amministrazioni locali, da quelle dell'associazionismo e del volontariato a quelle del mondo del lavoro e dell'impresa.
Il prefetto possiede certamente la cultura e l'esperienza amministrativa che
sono necessarie per coagulare e orientare le diverse energie delle realtà locali al fine del
bene comune e corrispondere, così, alle aspettative dei cittadini.
L'esigenza di un rafforzato legame col territorio è sottolineata, d'altra parte, dalla
denominazione di "Ufficio territoriale del Governo", che ora si aggiunge a quella di
prefettura per designare la struttura amministrativa di cui il prefetto si avvale nell'esercizio
delle sue competenze.
Dopo il recente, massiccio decentramento di funzioni, occorre evitare con
cura la frammentazione dell'amministrazione periferica dello Stato, sia per evidenti ragioni di
economia dell'azione pubblica, sia per garantire un'efficace collaborazione con le autonomie
locali.
Il ruolo di coordinamento e di sintesi del prefetto resta dunque un elemento decisivo per la
rinnovata presenza dello Stato sul territorio: uno Stato sempre meno erogatore diretto di servizi,
che deve saper cogliere e sostenere, in un rapporto di leale collaborazione, ogni prospettiva di
sviluppo delle realtà locali.
Comuni e province, non meno che gli stessi cittadini, reclamano giustamente una rappresentanza unitaria dello Stato sul territorio, rapida nelle decisioni, capace di comprendere a fondo i problemi della comunità e di farsene interprete nei confronti delle amministrazioni centrali.
In una società complessa come quella italiana, l'esistenza di un tessuto istituzionale articolato e differenziato é una risorsa insostituibile per agevolare la crescita armonica di ogni area del Paese e, insieme, la piena valorizzazione del sistema nazionale nella dimensione europea.
Questa valorizzazione è oggi un preciso dovere costituzionale dello Stato, delle Regioni, e delle Autonomie locali, tutti chiamati a favorire, in una posizione di pari dignità, "l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli ed associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale" , come ora recita il comma 4 dell'art. 118 della Costituzione.
Il nuovo titolo V arricchisce così il modello pluralista della nostra Repubblica, mantenendo ben salda quella sostanziale, intangibile unità di cui Lei, Signor Presidente della Repubblica, è supremo garante, non solo per definizione costituzionale, ma anche, mi sia consentito di dirlo, per manifesta adesione di popolo.
I nuovi criteri della sussidiarietà, verticale ed orizzontale, impongono al sistema pubblico di essere sempre meno invasivo dell'autonomia privata e tuttavia, sempre più vicino ai cittadini e, pertanto, sempre più incline a privilegiare l'azione dei governi locali.
Nel rinnovato sistema delle autonomie l'Italia delle " Cento Città" può ritrovare tutti gli stimoli della sua migliore tradizione, inverando la pari dignità che ho appena richiamato e, dunque, scongiurando il rischio di un neo-centralismo regionale fuori tempo e fuori luogo.
Similmente - come ci ha insegnato don Sturzo - la regione deve incerarsi "nella Nazione", non contro e neppure a prescindere dalla Nazione.
Questa prospettiva rende più difficile ma ancor più suggestivo il compito affidato al Ministero dell'Interno e ai suoi funzionari, nella fase ormai aperta della transizione verso il federalismo solidale.
La via migliore per assolverlo è quella di unire all'antica cultura istituzionale dei prefetti ed alla loro vocazione per l'amministrazione generale, una accentuata concretezza operativa, una crescente attenzione ai risultati ed una forte impronta manageriale.
Oggi, come duecento anni or sono, lo Stato fa affidamento sui prefetti per
sostenere il cambiamento istituzionale, per far valere i diritti del territorio e la fedeltà
all'interesse generale.
Oggi, come all'alba dell'unità nazionale, l'Italia fa affidamento sul contributo dei Prefetti
per dare senso pratico e valore quotidiano al patriottismo che lega tutti noi italiani.






