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17.12.2002
"L'emergenza immigrazione": l'intervento del prefetto Michele Lepri Gallerano
Erice- 22 novembre 2002 - bicentenario dell'istituto prefettizioRELAZIONE DEL PREFETTO LEPRI GALLERANO
Vice Capo del Dipartimento per le Libertà Civili e l'Immigrazione
"Strategie delle emergenze".
La funzione del Prefetto nell'emergenza siciliana.
Erice, 22 - 23 novembre 2002
L'emergenza immigrazione
Fra le varie emergenze che periodicamente investono il nostro Paese, da alcuni anni dobbiamo
annoverare l'emergenza immigrazione, o meglio, l'emergenza costituita dai molti esodi di massa che
hanno investito il territorio dello Stato da oltre dieci anni a questa parte.
L'esigenza di accordare protezione ed accoglienza ad ingenti masse di stranieri
costretti alla fuga dal proprio Paese per sfuggire alla fame o a fatti bellici, verificatisi in
Europa soprattutto dopo "il crollo del muro di Berlino", ha visto in prima linea i Prefetti e gli
enti locali delle regioni meridionali.
La prima grande emergenza si verificò nel 1991, in seguito all'esodo di oltre 40.000 albanesi
che affluirono sulle coste Pugliesi.
Nel 1992 un'apposita legge - n. 390 - consentì che i profughi dell'ex Jugoslavia, giunti in
numero di circa 80.000 fino al 1996, potessero permanere ed essere assistiti sul territorio
nazionale.
Nello stesso anno furono assistiti circa 14.000 somali.
Nel 1999, infine, oltre 30.000 kossovari sono giunti in Italia spinti dal desiderio di
sfuggire il conflitto in corso nel loro paese.
Tali situazioni sono state sempre affrontate con strumenti d'intervento a carattere d'urgenza
e straordinari in modo da garantire le necessarie misure assistenziali a favore degli stranieri nel
modo più rapido possibile.
Il peso maggiore di tali eventi è stato sopportato dalle regioni meridionali ed in
Particolare dalle Prefetture della Regione Puglia.
Sono ancora vive nel ricordo di tutti coloro che seguirono le emergenze le immagini delle
carrette del mare che giungevano nei porti della regione Puglia stracariche di esseri umani.
Per dare un'idea del lavoro svolto basterà ricordare il numero degli stranieri assistiti nel
periodo che va dal 1990 al 1999
Numero stranieri
1990 Albanesi (Amb. Tirana) 1.000
1991 Albanesi (marzo) 28.000
1991 Albanesi (agosto) 20.000
91/92 Croati 3.000
1992 Somali 14.000
92/96 Bosniaci + ex jugoslavi 80.000
1994 Ruandesi 500
1997 Albanesi 18.000
1998 Kurdi 15.000
1999 Kosovari 30.000
TOTALE 209.500
L'attività di soccorso e ricovero di queste ingenti masse di persone, spesso prive di tutto,
ha trovato una prima sistemazione con il decreto legge n.451 del 1995, convertito nella legge 563
del 1995 (cosiddetta legge Puglia) che istituisce apposite strutture destinate al soccorso di
queste popolazioni. Più in particolare il successivo regolamento di attuazione n. 233 del
1996 dispone l'istituzione di tre centri in Puglia (Brindisi, Lecce e Otranto ) e prevede anche la
possibilità che i Prefetti possano attivare, su tutto il territorio nazionale, strutture
provvisorie o predisporre, comunque, interventi in favore di stranieri irregolari bisognosi di
assistenza, limitatamente al tempo necessario alla loro identificazione, finalizzata o alla
espulsione o, eventualmente, alla regolarizzazione (nel caso, ad esempio, dei richiedenti
asilo).
Fra l'anno 1998 e il 2000 i Prefetti della Regione Sicilia hanno dovuto fronteggiare una notevole parte dell'emergenza connessa ai numerosi sbarchi, in particolare di curdi.
Nel periodo suindicato sono stati attivi i seguenti centri:
Siracusa Scuola "Costanzo" Emergenza �98
Ragusa immobile comunale in Via Aldo Moro Emergenza �98
Ragusa - Pozzallo struttura polisportiva Emergenza �98
Messina scuola "Carlo Meo" Emergenza �98
Enna scuole "Santa Chiara" e "Nino Savarese" Emergenza �98
Agrigento ASI-A4 Emergenza �98
Palermo - Termini Imprese Immobile A.S.I. Utilizzato fino al febbraio 2000
Catania Aeroporto di Fontanarossa Utilizzato fino al settembre 2000
Catania - Biancavilla area operativa CRI Pronto ma non attivato
Accanto al soccorso andava, però, perfezionata e potenziata la capacità di contrasto e repressione dell'immigrazione clandestina. A tal fine l' art. 14 del decreto legislativo 5 luglio 1998 n. 286 istituiva i "centri di permanenza temporanea ed assistenza", strutture diverse dai centri d'accoglienza perché finalizzate al trattenimento vigilato di stranieri già destinatari di un provvedimento di espulsione o di respingimento.
Venivano, quindi, avviate le ricerche di aree o strutture idonee all'istituzione di tali
centri che tenevano in particolare conto la situazione delle regioni Sicilia, Puglia e Calabria
dove era ed è più frequente lo sbarco di clandestini.
I problemi da affrontare sono stati moltissimi e spesso imprevisti.
Oltre ad assicurare il soddisfacimento delle primarie necessità (vitto alloggio, assistenza
sanitaria ecc.) sovente si è dovuto fare i conti con le diverse tradizioni e usi degli ospiti, più
spesso ancora con la difficoltà di assicurare la pacifica convivenza fra etnie e nazionalità divise
da profonde rivalità e conflitti.
Ma la novità dell'ultimo periodo consiste nella sostanziale modifica delle rotte di arrivo dei clandestini che vede, di nuovo, i Prefetti della Regione Sicilia in prima fila nel fronteggiare l'emergenza.
Gli approdi tradizionali delle coste pugliesi sono stati ormai sostituiti con i
nuovi punti di riferimento costituiti dalla coste della Sicilia che vive, dai primi mesi di
quest'anno, una nuova emergenza, forse meno eclatante di quelle degli anni scorsi ma non meno
significativa.
Per fronteggiare la situazione è intervenuta la dichiarazione dello stato d'emergenza
adottata dal Presidente del Consiglio dei Ministri con decreto del 20 marzo 2002.
A fronte delle 2782 persone sbarcate clandestinamente in Sicilia nel corso dell'anno 2000, si registrano, infatti, 5504 sbarchi nel 2001 e ben 15905 sbarchi nel 2002 (fino al 31 ottobre).
Il cambiamento appare repentino e deciso se si raffrontano i dati delle tre regioni maggiormente interessate dal fenomeno
Sbarchi nel corso dell'anno 2000
PUGLIA 18990
CALABRIA 5045
SICILIA 2782
Sbarchi nel corso dell'anno 2001
PUGLIA 8546
CALABRIA 6093
SICILIA 5504
Sbarchi al 31 ottobre 2002:
PUGLIA 3357
CALABRIA 1866
SICILIA 15905
Come si vede si tratta di una vera e propria inversione di tendenza che, nello spazio di
pochi mesi ha comportato un completo ribaltamento del "fronte".
Ciò è dipeso dal deciso intervento dello Stato Italiano che ha provveduto a stipulare accordi
in particolare con l'Albania.
Accanto a questi dati occorre poi rammentare come la maggior parte degli sbarchi avvengono
nell'isola di Lampedusa.
Le modalità di arrivo dei clandestini in Sicilia hanno infatti una loro particolarità: nella
maggior parte dei casi si hanno avvistamenti di imbarcazioni, spesso in avaria o in difficoltà, a
largo delle coste siciliane.
Queste imbarcazioni vengono, poi, intercettate dalle nostre unità navali che le scortano fino
al porto più vicino, quello di Lampedusa.
Gli sbarchi, nell'ultimo anno, si sono susseguiti, con una frequenza periodica costante (uno
o due a settimana).
Il Centro di Permanenza temporanea di Lampedusa svolge la funzione di primo soccorso e
smistamento. Le ridotte dimensioni dell'Isola, la massiccia presenza di turisti d'estate ed il
continuo arrivo di stranieri, comportano la necessità di provvedere con la massima celerità ad
alleggerire il carico del centro.
La struttura viene utilizzata per le prime procedure di soccorso e di identificazione dopo di ché gli stranieri vengono avviati ai centri della Calabria (Crotone) e delle Puglie (Foggia, Brindisi).
A dimostrazione del ruolo centrale assunto dalla piccola isola basterà rammentare che a fronte dei 1033 extracomunitari giunti nell'isola nel 2001, nel corso dell'anno 2002, e solo fino al 20 novembre, gli extracomunitari giunti a Lampedusa sono ben 8609.
L'attuale struttura organizzativa sul territorio della Regione Sicilia non consente di
fronteggiare adeguatamente il fenomeno.
Sul territorio della Regione Sicilia, infatti, esistono n. 5 centri di permanenza temporanea
(Trapani, Agrigento, Lampedusa, Caltanissetta e Ragusa, che riaprirà a breve), destinati agli
stranieri in attesa d'espulsione, ma non esistono strutture stabili per il ricovero di quanti sono
in attesa di identificazione.
L'assenza di strutture permanenti costringe i Prefetti delle province interessate (Agrigento,
Siracusa, Ragusa e Trapani, in particolare) a sopperire alle esigenze in costante situazione
d'emergenza.
Vengono, infatti utilizzate, strutture provvisorie e per il tempo strettamente necessario ai
primi soccorsi, dopo di ché, come per Lampedusa si provvede all'invio degli extracomunitari ai
centri del continente.
Nel corso dei mesi i Prefetti delle province siciliane hanno perfezionato una capacità
d'intervento che ha consentito il rapido approntamento di strutture provvisorie collocate in
edifici dismessi (scuole, il caso di Catania; ex ospedali, Siracusa; fabbricati industriali
dismessi, Ragusa; campeggi ecc.), spesso con preavviso di poche ore.
Anche in questa evenienza è stata decisiva la capacità dei Prefetti della Sicilia di
intessere una solida rete di rapporti con le amministrazioni locali e con il mondo del volontariato
che ha consentito di mobilitare al bisogno tutte le energie disponibili sul territorio.
Il ricovero in queste strutture appositamente allestite per l'emergenza, naturalmente, non
può protrarsi a lungo.
Gli ospiti devono perciò essere trasferiti presso i centri di identificazione del continente.
Naturalmente questa procedura comporta numerosi problemi legati al trasferimento di così
tante persone.
Trasferimenti che, nel caso di Lampedusa, non sono sempre agevoli, per la difficoltà dei
collegamenti con la Sicilia a volte causata dalle avverse condizioni meteorologiche.
Per questo motivo sono state sperimentate più strade, non ultimo il ricorso ai mezzi
dell'aeronautica militare.
Grazie anche agli strumenti disposti per fronteggiare la crisi (la dichiarazione
dello stato d'emergenza, seguita l'adozione di due ordinanze di protezione civile) si stanno
moltiplicando gli sforzi per realizzare sul territorio della Regione centri di identificazione che
consentirebbero di affrontare meglio l'emergenza.
Sono all'esame del Dipartimento per le Libertà Civili e l'Immigrazione alcuni siti per i
quali sono stati già avviati proficui contatti con le amministrazioni locali per il Tramite dei
Prefetti interessati per la realizzazione di almeno un centro d'accoglienza da non meno di 400
posti che potrebbe, almeno nell'immediato, soddisfare le più urgenti necessità.
Per la realizzazione di tali centri, il Dipartimento che rappresento si avvale della proficua
collaborazione del Dipartimento della Protezione Civile con il quale ha stipulato un accordo nel
marzo 2002, sancito dall'ordinanza di Protezione civile 3244 del 1° ottobre 2002.
La situazione internazionale e la particolare posizione del nostro Paese non
possono lasciare spazio ad illusioni: immigrazione clandestina e esodi di massa ci accompagneranno
a lungo, in considerazione delle cause che le originano.
Occorre, quindi, superare la gestione emergenziale e affrontare con misure strutturali il
fenomeno.
Questa strada è già stata intrapresa e prevede tre grandi direttrici di marcia:
1) l'emersione degli irregolari e la loro regolarizzazione;
2) il potenziamento degli strumenti di contrasto all'immigrazione clandestina;
3) lo snellimento delle procedure per il riconoscimento dello status di rifugiato.
Punto di partenza di una messa a regime del fenomeno non poteva che essere la
regolarizzazione di quanti già si trovavano sul territorio dello stato e svolgevano un lavoro.
Si tratta di una massa ingente di persone che, fino ad ora, sfuggiva a qualunque controllo
andando ad alimentare un intero mondo organizzato attorno all'illegalità (lavoro nero, affitti in
nero ecc.), oltre a costituire un potenziale serbatoio di mano d'opera per la criminalità.
Qualunque tentativo di avviare un "governo" del fenomeno non poteva prescindere da una
sistemazione dell'esistente.
Questo primo obbiettivo è stato raggiunto con la recente regolarizzazione che ha registrato un altissimo numero di domande (circa 700.000) più elevato della stima che la Caritas nel 2001 aveva fatto dei clandestini presenti sul territorio dello Stato (500.000).
Sul versante del contrasto dell'immigrazione clandestina il Dipartimento per le
Libertà Civili e per l'Immigrazione, d'intesa con il Dipartimento della P.S., ha in programma la
realizzazione di ben 14 centri di permanenza temporanea nel prossimo triennio, con un notevole
impegno finanziario oltre che organizzativo.
La realizzazione di queste nuove strutture contribuirà sensibilmente a dare effettività alle
espulsioni e a rafforzare il controllo del territorio.
Per quanto riguarda lo snellimento delle procedure basterà ricordare i nuovi
istituti previsti dalla legge 30 luglio 2002 n.189, relativamente ai richiedenti asilo.
Innanzitutto l'istituzione delle commissioni territoriali per l'esame delle istanze di
riconoscimento dello status di rifugiato consentirà di ridurre notevolmente i tempi di definizione
delle relative pratiche.
E' stata poi prevista l'istituzione dei centri d'identificazione, destinati al trattenimento
dei richiedenti asilo entrati nel Paese eludendo i controlli di frontiera.
Si argina così il fenomeno di quanti utilizzano strumentalmente la richiesta d'asilo
inoltrata con il solo scopo di poter soggiornare regolarmente nelle more della definizione della
domanda stessa.
L'allontanamento dai centri comporterà il decadere della domanda e quindi l'impossibilità di
acquisire il beneficio.
Queste misure accompagnate ad un aumento delle risorse destinate a sostenere l'azione
di cooperazione con i paesi dai quali origina il fenomeno dell'immigrazione clandestina e ad un
maggiore coordinamento, anch'esso sostenuto con maggiori risorse che nel passato, per un'azione di
contrasto in mare, potranno costituire l'avvio di una nuova fase non più emergenziale.
Non v'è da dubitare che anche in questa nuova ottica i Prefetti della Sicilia sapranno dare
il loro prezioso contributo.






