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13.10.2009
'Garantire la legalità'. Gli interventi del presidente di Confindustria Sicilia Lo Bello, del segretario generale del Garante per la privacy Patroni Griffi, del commissario Antiracket e Antiusura Marino e del prefetto di Napoli Pansa
'Garantire la legalità' è il tema della terza tavola rotonda alla quale hanno partecipato il presidente di Confindustria Sicilia Ivanhoe Lo Bello, il segretario generale dell'autorità garante per la protezione dei dati personali Filippo Patroni Griffi, il commissario antiracket e antiusura Giosuè Marino ed il prefetto di Napoli Alessandro Pansa.
“Oggi le prefetture rappresentano un importante punto di riferimento per la legalità” – è quanto affermato dal presidente di Confindustria Sicilia Ivanhoe Lo Bello, richiamando la positiva esperienza fatta dalla propria organizzazione in Sicilia in stretto raccordo con le prefetture della regione.
“Il ruolo dei prefetti” – ha precisato – “assume una particolare importanza in quanto testimonia un’evoluzione positiva che presenta forti elementi di innovazione”. Due sono i fattori che – ha sottolineato - caratterizzano l’attuale operato delle prefetture: “il positivo ruolo di supplenza svolto nei processi di governance che non sono in grado di incanalare le tante novità” presentate dalla realtà attuale e l’innovazione introdotta dall’adozione di strumenti pattizzi “non standardizzati ma costruiti sulle concrete esigenze del territorio”.
“Garantire la legalità significa garantire i beni primari come ordine e sicurezza senza attenuare i diritti dei cittadini”, lo ha dichiarato il Segretario generale dell’autorità garante per la protezione dei dati personali, Filippo Patroni Griffi.
L’ampliamento dei poteri conferiti ai sindaci dal ‘pacchetto sicurezza’ in materia di videosorveglianza “al di fuori di una logica emergenziale”, ha sottolineato, pone dei nuovi problemi. “Il grado di invasività superiore rispetto ai sistemi tradizionali di questo tipo di misure richiede una collaborazione, un dialogo tra le varie autorità pubbliche interessate che consenta di trovare un bilanciamento tra garanzie e legalità”.
“Il contrasto al fenomeno dell’estorsione e dell’usura” – ha affermato il Commissario antiracket e usura, Giosuè Marino – “richiede da parte dello Stato l’adozione di tre linee di intervento: repressione da parte della magistratura e delle forze dell’ordine, interventi di solidarietà a sostegno delle vittime che denunciano queste attività criminose e prevenzione più specificatamente mirata contro l’usura, con funzione strategica per sostenere le fasci marginali dell’utenza bancaria. E’ questo lo spirito” - ha proseguito – “che anima il ruolo delle prefetture verso i fenomeni criminosi”. Una funzione, ha concluso, che deve essere mutuata da una “mobilitazione proveniente dal basso”, capace di creare le condizioni favorevoli per costruire “una rete, un’interazione orizzontale” fra tutti i soggetti interessati e pienamente attuabile soltanto con “un’attenzione partecipata” da parte di tutte le associazioni di categoria.
Per supportare i prefetti a superare le difficoltà incontrate nel trattare forme di illegalità diffusa spesso diversificate “serve un’azione corale sul territorio attivando tutte le misure di prevenzione”, ha proposto il prefetto di Napoli Alessandro Pansa. Il “coacervo di soggetti” con specifiche competenze nei vari settori, ha precisato, a volte non consente al prefetto di avere una visione completa di tutti i meccanismi criminali. “Serve quindi organicità nell’attuazione di tutte le misure di prevenzione per combattere questi fenomeni” creando “un momento di sintesi” di tutti gli interventi, attuabile – ha concluso Pansa - con strumenti e organismi che possono essere individuati nei gruppi ispettivi antimafia e nelle conferenze permanenti a livello provinciale e regionale.
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